Due volti dell'Impero: i denari d'argento di Traiano e Adriano
Statere d’oro delle popolazioni celtiche della Gallia settentrionale, databile tra il II e il I secolo a.C. Una faccia è priva di raffigurazioni, sull’altra corre un cavallo stilizzato, espressione del linguaggio artistico celtico.
La moneta è proposta in cofanetto e accompagnata dal certificato fotografico Bolaffi, che ne attesta l’autenticità e il buono stato di conservazione.
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Una faccia senza ritratto, senza nome, senza immagini. Sull’altra, un cavallo al galoppo. Questo statere d’oro dei Galli sorprende per la distanza dalle monete greche e romane. Al posto delle effigi dei sovrani e delle legende celebrative, presenta un’immagine essenziale e dinamica.
Appartiene al mondo celtico della Gallia settentrionale, prima della conquista romana. Le sue forme raccontano una storia di incontri e trasformazioni, un modello nato nel Mediterraneo viene ripreso dagli incisori gallici e diventa qualcosa di profondamente diverso.
Alle origini di numerose emissioni auree galliche si trovano gli stateri di Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. Quelle monete raffiguravano la testa di Apollo e una biga, il carro trainato da due cavalli.
Attraverso successive reinterpretazioni, gli incisori celti trasformarono queste immagini. Il ritratto divenne sempre più stilizzato e il carro lasciò spazio al cavallo, circondato, in molte emissioni, da segni e motivi geometrici. La precisione naturalistica del modello greco si tradusse in un linguaggio fatto di linee, ritmi e forme astratte.
Il diritto di questa moneta è privo di raffigurazioni. È una caratteristica dell’emissione, non un ritratto cancellato dall’usura, e costituisce uno dei suoi aspetti più insoliti.
Il significato di questa scelta resta discusso. Secondo un’ipotesi, l’assenza di un’effigie potrebbe indicare un’emissione condivisa da più tribù, anziché legata a un solo sovrano. È stato proposto anche un collegamento con le alleanze galliche che combatterono contro Cesare, ma questa interpretazione non permette di attribuire con certezza il singolo esemplare a una specifica coalizione.
Sul rovescio compare un cavallo stilizzato al galoppo. Il soggetto conserva un lontano legame con i modelli macedoni, ma la sua rappresentazione appartiene ormai all’arte celtica. L’animale viene trasformato in una composizione di forme che ne rende riconoscibile soprattutto il movimento.
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